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BOOM AGGRESSIONI A MEDICI, MA 9 SU 10 NON DENUNCIANO

Roma, 7 dicembre 2010 - Minacce quotidiane, aggressioni fisiche un giorno sì e l'altro no: ormai negli ospedali italiani, nei pronto soccorso, negli ambulatori di guardia medica si registra un'escalation di aggressioni contro i medici. Tante ma non quantificabili, perché quasi mai seguite da una denuncia. Almeno 9 camici bianchi su 10 subiscono in silenzio senza rivolgersi alle forze di polizia. Spinte, botte, schiaffi, insulti, e in alcuni casi - come all'ospedale San Filippo Neri di Roma - ci scappa pure un naso fratturato. A scattare la fotografia sul fenomeno delle aggressioni contro i camici bianchi è Mario Falconi, presidente dell'Ordine dei medici di Roma. "Il clima è ormai esasperato - denuncia Falconi - le violenze verbali e fisiche si verificano tutti i giorni, soprattutto nei Dea e contro le guardie mediche. Non abbiamo ancora un numero preciso, proprio perché molti di questi episodi non hanno un seguito giudiziario". Ma presto qualcosa, su questo fronte, potrebbe cambiare. La Federazione nazionale degli Ordini dei medici (Fnomceo) sta infatti pensando di inviare una sorta di direttiva alle amministrazioni delle Asl. "Chiederemo alle aziende ospedaliere - rivela il presidente della Fnomceo Amedeo Bianco - di segnalare questi episodi alle forze dell'ordine. Anche se si tratta solo di minacce verbali o insulti. Questo perché, è bene ricordarlo, i medici e gli infermieri che prestano soccorso ai pazienti stanno svolgendo in quel momento pubbliche funzioni. Sono a tutti gli effetti pubblici ufficiali, come i poliziotti, i carabinieri. Provate a minacciare un uomo delle forze dell'ordine e poi vedete che succede". "Tanti medici - sottolinea Falconi - vivono una condizione di profondo disagio. Sono costretti a lavorare con organici ridotti, tra mille problemi. E la colpa di questo è della classe politica. Esistono responsabilità morali delle istituzioni e della classe dirigente. Invece si preferisce accendere i riflettori su un caso di malasanità, scaricando tutte le colpe sul singolo medico. Colpe che - precisa Falconi - se ci sono e vengono accertate è giusto che il medico paghi".



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